20 Aprile 2015
Ieri si è svolto a Faicchio l’incontro annuale dedicato alle famiglie, tema che ha sollevato numerose riflessioni, difficili da esaurire nello spazio di una giornata.
Quando si parla di famiglia non possiamo non pensare anzitutto alla famiglia del tossicodipendente, la prima a subire le conseguenze della tossicodipendenza di un figlio/fratello/congiunto.
Come associazione ci siamo sempre soffermati sul ribadire quanto fosse importante accogliere non solo il ragazzo che fa uso di sostanze ma anche e soprattutto i suoi familiari, che si trovano a vivere un momento di sofferenza, di tensione e di conflitto, di preoccupazioni affettive ed economiche.
Quando, infatti, i genitori si decidono a chiedere aiuto, la prima richiesta che portano è quella di una risoluzione di un problema, un volerci “scaricare” i figli come se fossero “pacchi postali”; ma si portano dietro anche tutta una serie di difficoltà legate alla comunicazione, all’ascolto, alla definizione dei ruoli, alla relazione di coppia.
Nucleo centrale della nostra attività è stato da sempre il sostegno alla famiglia.
Il nostro primo compito è quello di accogliere, di ascoltare, di offrire sollievo a persone segnate da esperienze di sofferenza e riaccendere la speranza della possibilità di cambiamento.
Il nostro obiettivo è di rendere le famiglie protagoniste, responsabilizzandole e ristabilendo i ruoli.
Tali indicazioni metodologiche sono il frutto di anni di esperienza dei nostri volontari, di anni di contatto con famiglie in difficoltà.
Ma è pur vero che se tante dinamiche all’interno delle famiglie dei tossicodipendenti rimangono uguali nel corso degli anni, è anche vero che la tipologia di famiglia che richiede aiuto è cambiata e la metodologia non può non tener conto delle mutate condizioni storiche e sociali.
Le tossicodipendenze si sono ampliate e complessificate, basti pensare alle nuove dipendenze come le “ludopatie” o la “dipendenza da internet”; le famiglie al loro interno vivono nuove problematiche legate ad abusi, violenze sul partner o sui minori.
Come associazione abbiamo avvertito la necessità di aggiornarci su tali problematiche attuando laboratori formativi in tutte le sedi, cercando di dare delle risposte diversificate ma partendo sempre dallo strumento indispensabile per attuare una cultura di solidarietà: l’ascolto e il dialogo.
Adriana Fucci








