CASALDIANNI
L’esperienza di Casaldianni è forse quella che meglio esprime l’essenza dell’Associazione: racconta il dipanarsi di una trasformazione, il lento aprirsi di un seme, la gioia, mai celata, di scoprire la vittoria, dopo la lotta con se stessi.
Non si rischia a Casaldianni la retorica di tanti discorsi, il chiacchierio suadente ma superficiale dei moderni mass-media ma c’è un recupero di una dimensione umana che proietta nella vita con qualche arma in più, con una maggiore comprensione delle persone, con un ridimensionamento delle cose che rende vivi.
L’esperienza comunitaria dimostra in modo inequivocabile che la persona, ogni singola persona è più importante della struttura, delle cose da fare, delle regole.
Accogliere chiunque, senza distinzioni, senza pregiudizi, senza preferenze non è facile.
È ancora più difficile quando quotidianamente si vive l’amicizia semplicemente come simpatia, come convenienza ma è possibile tra persone vere che hanno rapporti semplici ed immediati, basati sul rispetto, sulla stima, sulla fiducia, sulla cura.
È l’amicizia, tenera e responsabile, voluta e costruita, la forza che unisce e che rende una grande famiglia.
L’elemento indispensabile per attuare la dimensione comunitaria e il clima denso di senso che da essa ne scaturisce è il dialogo.
Il dialogo è lo strumento necessario che permette lo scambio, l’apertura, l’accoglienza, la condivisione e, quindi, l’unione.
E poi c’è il fatidico “COME STAI?” che è una domanda che gli altri ti pongono, che è interesse vero, ascolto, attenzione e premura.
Niente a che vedere con il “Come stai?” frettoloso e convenzionale della vita quotidiana.
Il dialogo è scelta di comunicare noi stessi, il nostro mondo affettivo, le nostre emozioni, i nostri bisogni, i nostri ideali, le nostre aspettative; è accoglienza dell’altro e del suo vissuto, è disponibilità a mettersi in discussione confrontandosi con l’altro.
Perfino nella forma comunitaria per eccellenza, la famiglia, spesso si confonde il dialogo con i discorsi superficiali, con le interminabili chiacchierate, con le accese discussioni, con le domande di controllo o con i lunghi monologhi che servono per imporre qualcosa agli altri.
Ecco cosa ci racconta Teresa dopo l’esperienza di dieci giorni a Casaldianni:
“Questa esperienza è così forte ed intensa e tale da risvegliare emozioni che ti sembra difficile provare, perché sei presa da problemi che ti rendono cieca davanti a quel sentimento così importante qual è l’amore.
Non riesci più ad amare, proprio perché vivi sempre alla luce dell’amore non ricevuto, dimenticando che per progredire nell’amore è essenziale dare amore.
Vivendo questa esperienza la volevo trasmettere in famiglia;
volevo scuoterli in profondità perché si nascondono dietro una maschera (anch’io),
portandosi da sempre dietro le difficoltà di dirsi
“Come stai?”, “Ti voglio bene”, “Sei importante per me”……
Tali affermazioni vengono facili e spontanee nell’esperienza che vivi a Casaldianni, perché lì si crea una famiglia tra persone che conosci da poco, ma come se li conoscessi da sempre”(…)
Il valore dell’esperienza di Casaldianni non comprende il linguaggio delle cose materiali, ma scava nel profondo di noi stessi, per far comprendere il proprio, vero IO.